Due passi sul Castello di Arco

“Terra degli uliveti, dei lauri e dei mirti…” così doveva apparire già nella primavera del 1495 ad Albrecht Dürer la rocca ed il borgo di Arco. Il suo castello ha affascinato e tutt’ora affascina visitatori, turisti e tutti coloro che si trovano a passare nelle vicinanze. La posizione dominante della rocca merlata sull’alto della collina, circondata da torri di guardia e da una fitta vegetazione mediterranea con aloe, ginestre ed ulivi è d’incantevole bellezza.

UN PO’ DI STORIA

Le prime testimonianze di una struttura di avvistamento esisteva già in epoca romana. I Romani avevano infatti stabilito nel Trentino, in rapporto al diffondersi del brigantaggio, fortificazioni un po’ ovunque, soprattutto sulle alture e nelle chiuse delle valli. Il nome della cittadina, Arco, sembra derivare appunto da “arx” che significa fortezza. Anche se la leggenda vuole che il nome sia dato dalla caratteristica forma dell’abitato intorno alla collina del castello, con le case dislocate a forma di arco.

Nel 1196 il nobile Federico d’Arco, figlio di Alberto, dichiarò pubblicamente che il Castello era bene allodiale degli abitanti della Pieve di Arco. Lui aveva il potere di chiamare alle armi gli abitanti per difendere il Castello, aveva il comando militare e amministrava la giustizia; ma non era il proprietario del Castello. Solo successivamente la famiglia dei d’Arco ne divenne unica proprietaria.
I tentativi di assalto alla rocca fortificata furono numerosi e si susseguirono nella storia da parte dei signori di Seiano, dei Lodron e delle truppe della Serenissima Repubblica di Venezia. Il castello resistette sempre, fino alla fine del Seicento quando l’arciduca del Tirolo fece occupare il Castello di Arco e Castel Penede a Nago.

Con il Settecento ebbe inizio il periodo di decadenza della fortezza, soprattutto successivamente all’invasione delle truppe del generale francese Vendôme che conquistò la città e bombardò il castello.
Il Comune di Arco lo acquistò nel 1982 dai discendenti dei Conti d’Arco insieme ad altri beni della fondazione per avviarne i lavori di restauro. Questi portarono alla luce cicli di affreschi del XIV secolo raffiguranti scene di vita cortigiana.

COME ARRIVARE

Se vogliamo partire alla visita del castello, possiamo prima dare uno sguardo ai resti della cinta muraria e delle torri, a ovest del borgo, lungo via Fossa Grande, il cui nome ricorda la presenza di un antico fossato. Salendo lungo il pendio troviamo la porta di Stranfora, l’unica rimasta intatta delle quattro esistenti. Entrando nella Via Stranfora, con le sue caratteristiche case medioevali, troviamo la strada che ci porta al castello.
Altre alternative sono la scalinata in prossimità della piazza di Arco o il sentiero che parte da piazzetta S.Giuseppe, vicino al ponte sul Sarca. Si percorre un panoramico sentiero tra gli ulivi, fino alla ripida rampa che sale al castello.

Come dicevamo, putroppo, poco rimane delle sale interne del castello, andato quasi completamente distrutto nel Settecento. All’interno si trovano due grandi prati erbosi, la bottega del fabbro, la cisterna d’acqua, la torre grande e la meravigliosa sala quadrangolare contenente il ciclo di affreschi: quì si possono ammirare le dame che giocano a dadi, a scacchi, che raccolgono rose, l’uccisione del drago da parte di San Giorgio e l’investitura di un cavaliere.

Il panorama che si può godere dall’altura, la rilassante passeggiata nell’uliveto e i resti dei signori del passato meritano sicuramente una visita a questa fortezza sulla collina.

Arco vi aspetta tra clima mediterraneo e storia!